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cis:description "Inaugurato nel 1995, nell'anno 2000 è stato intitolato a Giuseppe Nenci.Il museo è concepito con un sistema dì moduli didattici autonomi e allo stesso tempo interdipendenti, legati da un filo conduttore comune: lo scavo archeologico inteso non come \"asportazione\" ma come mezzo di conoscenza storica, che in ogni momento collega l'immagine del reperto allo scavo stesso.L'esposizione conduce il visitatore alla comprensione della stratificazione storico-archeologica della città, attraverso un percorso che lo introduce dapprima nel contesto storico del Mediterraneo, per accompagnarlo successivamente lungo un viaggio ideale nella Sicilia antica, visto con gli occhi degli storici di ogni epoca e dei viaggiatori ottocenteschi."@it ;
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cis:description "Fondata nel 648 a.C. da Greci di origine calcidese e dorica, Himera occupa una posizione particolarmente favorevole per lo sviluppo di una colonia greca, al centro di un ampio golfo, tra i promontori di Cefalù e di Termini Imerese, ed in prossimità della foce del fiume Imera Settentrionale, importante arteria di collegamento verso la Sicilia centrale.La città ebbe rapido sviluppo edilizio e demografico, documentato dai grandi impianti urbanistici realizzati a partire dalla prima metà del VI sec. a.C. e dalla monumentalizzazione del santuario di Athena nella parte alta della polis. Un’epigrafe rinvenuta a Samo ricorda momenti di tensione con le popolazioni indigene-sicane dell’entroterra, dissidi che probabilmente costrinsero gli Imeresi, intorno alla metà del VI sec. a.C., a chiedere aiuto a Falaride, tiranno di Agrigento. Anche con i Punici delle vicine città di Palermo e Solunto il rapporto non fu sempre pacifico. Agli inizi del V sec. a.C. il tiranno Terillo, espulso dalla città con l’ausilio di Terone tiranno di Agrigento, rifugiatosi a Reggio, chiese aiuto ai Cartaginesi, che inviarono in Sicilia un forte esercito. Una coalizione di Greci di Sicilia affrontò vittoriosamente i Cartaginesi in un’epica battaglia, combattutasi sotto le mura di Himera nel 480 a.C., in seguito alla quale fu edificato nella città bassa il Tempio della Vittoria. Negli anni successivi la città rimase sottoposta al controllo politico di Terone, che ne favorì il ripopolamento con genti doriche. Gli Imeresi riacquistarono ben presto l’indipendenza da Agrigento e non furono coinvolti in episodi rilevanti della storia dell’isola fino al 415 a.C., quando un contingente imerese prese parte alla battaglia dell’Assinaro, al fianco di Siracusa contro gli Ateniesi. E’ alla fine del V secolo che si compie il destino di Himera: nel 409 a.C., nell’ambito di un ennesimo scontro con i Cartaginesi, la città viene distrutta. La popolazione subì una sorte varia: alcuni si dispersero nelle campagne, altri parteciparono con i Cartaginesi alla fondazione di Thermai Himeraiai (Termini Imerese); un piccolo gruppo continuò, probabilmente, a vivere nel sito della polis, come dimostrano i resti di abitazioni edificate sugli strati di distruzione della città.Himera vantò tra i suoi cittadini uomini illustri come il poeta lirico Stesicoro e diversi atleti vincitori dei giochi Olimpici.Il sito fu abitato nelle successive Età, romana e medievale: una villa romana sorse nella parte più occidentale dell’abitato greco, mentre intorno alle rovine del tempio della Vittoria nel periodo Normano fu edificato un casale (Odesver).L’abitato e le necropoliL’organizzazione della città è uno degli aspetti più interessanti del mondo coloniale greco, cui Himera fornisce un contributo rilevante. Poco sappiamo sulla prima fase di vita (metà VII-inizi VI sec. a.C.); nella prima metà del VI sec. a.C. furono progettati due diversi e distinti impianti urbanistici regolari, caratterizzati da strade ortogonali che scandivano gli isolati, orientati in senso Nord-Sud in pianura, nella città bassa, in senso Est-Ovest nell’abitato in collina, città alta. Uno spazio privilegiato era riservato ai santuari. Il più noto, il Temenos di Athena, occupa la parte nord-orientale della città alta, mentre nella città bassa un grande santuario comprendeva il Tempio della Vittoria. All’interno del tessuto urbano sorgevano, poi, piccoli santuari di quartiere. L’intera area urbana era difesa da una cinta muraria. Le necropoli erano dislocate lungo i principali percorsi in uscita. Ben conosciuta è la necropoli orientale, situata presso la spiaggia, ad Est del fiume Imera, in contrada Pestavecchia. Quella sud si trova in località Scacciapidocchi, presso la strada per l’entroterra; ad Ovest, infine, sono note due aree di necropoli: alle pendici del Piano del Tamburino e sulla Piana di Buonfornello.L’AntiquariumRealizzato su progetto di Franco Minissi, l’Antiquarium fu inaugurato nel 1984; rimasto chiuso alcuni anni per lavori di ristrutturazione, è stato definitivamente riaperto al pubblico nel 2001. Vi sono conservati i reperti più notevoli rinvenuti negli scavi di Himera ed in altri siti ricadenti nel territorio della polis. Lo spazio espositivo, articolato su più livelli collegati da rampe, si sviluppa lungo un itinerario di visita che ripercorre le principali problematiche storiche e culturali della colonia greca e del suo territorio. Nella saletta d’ingresso pannelli didattici introducono alla storia e topografia del sito, mentre uno spazio espositivo è dedicato ad una gronda a testa leonina dal Tempio della Vittoria ed al medagliere. La visita procede nel “livello superiore” dove sono esposti elementi architettonici ed offerte votive dal Temenos di Athena, sulla città alta. Il “livello centrale” è dedicato agli oggetti di “cultura materiale” provenienti dagli scavi realizzati nei vari settori dell’abitato. Il “livello inferiore” accoglie una selezione di vasi e corredi dalle Necropoli; una sezione dedicata ad importanti siti del territorio quali Terravecchia di Cuti, Monte Riparato, Mura Pregne/Brucato, Cefalù ed una esposizione di reperti subacquei. La visita si conclude con il mosaico policromo, di tradizione africana, rinvenuto nella villa romana di Settefrati, situata su un costone a strapiombo sul mare, ad Ovest di Cefalù."@it ;
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dc:identifier 160 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Termini_Imerese> ;
pmo:picture <http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/05-12-2012/med/6f1da722924e6c49670ce2a1c9ed647a9407142.jpg> ;
owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101331> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/AreaarcheologicaAntiquariumSolunto> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Nel 2003 è stato aperto al pubblico il nuovo antiquarium di Solunto, organizzato in due distinte sezioni ospitate in due diversi padiglioni: i temi dell’urbanistica e dell’architettura pubblica e domestica di età ellenistica sono affrontati e approfonditi all’interno del padiglione A, che introduce, tra l’altro, alla visita dell’ampio complesso monumentale soluntino. Il percorso di visita si conclude, invece, con la sosta nel padiglione B, interamente dedicato alla documentazione prodotta dai nuovi scavi ed alla “cultura materiale” della città, dalla sua fase punica fino ad epoca romano-imperiale: particolare attenzione è dedicata alle testimonianze relative ai culti ed agli usi funerari, nonché alle principali manifestazioni artistico-artigianali della città.;Il percorso prosegue con una nutrita rassegna di materiali di età ellenistica e romana, presentati secondo le principali categorie tipologiche di riferimento. La visita si conclude con una piccola esposizione di reperti subacquei di varie epoche, recuperati nelle acque prospicienti il litorale di Porticello."@it ;
cis:institutionalName "Area archeologica e Antiquarium di Solunto"@it ;
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dc:identifier 158 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Santa_Flavia> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101329> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/AreaarcheologicamonumentaleCastelloMare> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "L'area anticamente occupata dalla fortezza del Castellamare costituisce oggi più della metà del molo Trapezoidale del porto di Palermo. All'interno della fortezza si possono visitare due zone principali: la cosiddetta Torre Mastra, circondata da una zona di rispetto, e un'ampia zona archeologica con un insieme di edifici piuttosto eterogeneo. Il Castello a Mare si trova nel Parco Archeologico del Castellammare, nei pressi della Cala, nel quartiere la Loggia, a nord del porto di Palermo. È stato il più importante baluardo difensivo del porto di Palermo fino al XX secolo. Fino al 1923 la fortezza presentava una cinta muraria quadrangolare bagnata su due lati dal mare, che racchiudeva al suo interno un enorme complesso architettonico. Anticamente il castello era composto da un grande maschio di epoca araba, alcune parti normanne (come la Cappella della Bagnara), bastioni e zona d'ingresso quattrocenteschi, un palazzetto rinascimentale, una chiesa cinquecentesca (la Madonna di Piedigrotta, edificata su una antica moschea araba), due basse torri esagonali e molte altre strutture e fabbriche di epoca più recente. Degli antichi edifici rimangono parte della torre mastra, la torre cilindrica ed il corpo d'ingresso. "@it ;
cis:institutionalName "Area archeologica monumentale di Castello a Mare"@it ;
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dc:identifier 176 ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/111618> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/BibliotecaComunaleVerdeTerrasi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "la Biblioteca Comunale di Palermo ha realizzato, all'interno della villa comunale Villa Costa Terrasi, una sua postazione, in un'area di 50 mq che comprende la sala lettura e la postazione front-office. La Villa è stata inaugurata nel 2010 ed è stata intitolata al Magistrato Gaetano Costa, assassinato dalla mafia il 6 agosto del 1980. All'interno dei locali della villa è stata collocato il Cafè letterario Costes."@it ;
cis:institutionalName "Biblioteca Comunale Verde Terrasi"@it ;
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dc:identifier 126 ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CaneAgro> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Cane Agro"@it ;
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dc:identifier 208 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Petralia_Sottana> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CantieriCulturaliZisaZonaArtiContemporanee> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Le ex Officine Ducrot si trovano alle spalle del Castello della Zisa, e contengono ventitre capannoni: esempi interessantissimi di archeologia industriale, con una naturale vocazione a diventare una straordinaria cittadella della cultura, sull'esempio di analoghi luoghi di lavoro obsoleti. Qui furono realizzati i mobili liberty tra i più belli d'Europa, disegnati da Ernesto Basile, come gli arredi di Montecitorio e delle grandi navi da crociera dei Florio. Negli anni '90 dall'amministrazione \"Orlando\" sono stati recuperati e ristrutturati tutti gli spazi a centri di cultura, espositivi e teatrali. Oggi quest'area è utilizzata come spazio espositivo per eventi teatrali, musicali e iniziative culturali di ogni genere. L'area attualmente ospita la sede del \"Centre Culturel Francais de Palerme et de Sicile\", il centro culturale tedesco Goethe-Institut, l'Istituto Gramsci Siciliano (con la relativa biblioteca) e la sede palermitana della Scuola Nazionale di Cinema appartenente al Centro Sperimentale di Cinematografia.Dal 2012 è sede anche di ZAC_ Zisa Zona Arti Contemporanee, nonché del cinema De Seta, cinema pubblico intitolato a Vittorio De Seta, illustre regista italiano, nato a Palermo. La Zisa Zona Arti Contemporanee, padiglione dei Cantieri Culturali alla Zisa concepito molti anni fa come sede del Museo d'Arte Contemporanea della Città di Palermo, apre con una idea/progetto più aderente al momento storico attuale della cultura nel Paese: non un Museo tradizionale ma un luogo dai confini aperti e costantemente in definizione, una Zona appunto, com'è il territorio stesso della creatività attuale con l'ambizione di divenire il centro di produzione culturale della Città di Palermo per le arti contemporanee."@it ;
cis:institutionalName "Cantieri Culturali alla Zisa - Zona Arti Contemporanee (ZAC)"@it ;
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dc:identifier 85 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CasamuseoVillaAfrica> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """L'arte tradizionale africana esprime una forza estetica, una carica di
fede e spiritualità. La produzione comprende: statue, maschere ed oggetti d'uso
giornaliero. Quest'arte poco conosciuta, vanta secoli di tradizione artistica
ed è il frutto dell'inventiva e del genio delle comunità arcaiche. Viene a
diversificarsi dalle altre culture artistiche occidentali ed orientali, per lo
stile, la tecnica e la raffinatezza estetica. L'arte africana, posta nel suo
contesto culturale, si mostra superba, forte e dinamica ed è strettamente
correlata alla vita quotidiana. La prova esplicita di questo connubio sono gli
utensili d'uso comune, lavorati con grande impegno e dedizione. In essi vi sono
racchiusi una serie di simbologie e stili, comprensibili alle collettività.
Tutte queste corrispondenze possono essere osservate e intese all'interno della
"Casa museo Villa Africa".;"""@it ;
cis:institutionalName "Casa museo \"Villa Africa\""@it ;
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dc:identifier 132 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Capaci> ;
pmo:picture <http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/10-10-2013/med/c67b4eea919d3ad3bcea885352c0db9baeea1c.jpg> ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CastelloFavaraMaredolce> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Così chiamata poiché deriva dal termine arabo \"al-Fawwarah\", ovvero \"sorgente d'acqua\", ed è anche detta di Maredolce, poiché nelle vicinanze un lago artificiale vi si trovava. Costruito durante la dominazione musulmana come dimora per l'Emiro, fu restaurato in epoca normanna con l'aggiunta di una cappella e più volte rimaneggiato durante i successivi secoli. Dopo anni di totale incuria, il castello è stato acquisito dalla Regione ed è in fase di restauro. Il palazzo costituisce un unicum del genere: la massa compatta, in cui prevale la dimensione orizzontale, si svolge in continuità attorno ad un vasto cortile porticato, di cui rimangono ampi brani. A questo impianto, derivato da esempi nord-africani, si associa l'uniformità dei paramenti ed un'accurata definizione esterna che attestano l'organicità dell'intervento normanno. Il fronte settentrionale comprende l'appartamento nobile, la chiesa ed il grande fornice d'accesso alla corte interna. Di notevole interesse è la Cappella dei Santi Filippo e Giacomo, posta sul lato nord-occidentale del castello, si presenta ad unica navata e l'elemento più singolare è sicuramente la cupola in stile orientale."@it ;
cis:institutionalName "Castello della Favara o Maredolce"@it ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/111623> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CastelloMare> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Si trovava sul lembo di terra a nord dell'imboccatura del porto della cala ed era costituito da una vera e propria cittadella militare. Edificato a partire dal X secolo, durante la dominazione araba, aveva al centro il mastio turriforme. Una vasta spianata lo separava dalla città. Potenziato in epoca normanna, il castello fu fortificato nel 1496, durante il regno di Ferdinando il Cattolico. In quell'epoca venne costruito il corpo d'ingresso con due torrioni affiancati, al centro dei quali era il fornice e, su questo, lo stemma reale. Nel 1535, nell'ambito delle opere di fortificazione della città decise dal vicerè Don Ferrante Gonzaga, furono costruiti i baluardi ed i fossati a difesa del Castellammare, che diveniva il punto di forza principale della nuova cinta bastionata della città. Inoltre, nel timore di eventuali sommosse cittadine, veniva potenziata la difesa del fortilizio anche verso la città con la costruzione di due grossi baluardi rivolti verso il piazzale occidentale: il bastione di S. Pietro ed il baluardo di S. Pasquale. Nella piazza, denominata piazza Castello, fu posta nel 1722 la statua di S. Giovanni Nepomuceno. Il forte era costituito da una poderosa cinta bastionata di forma trapezoidale con una serie di edifici, disposti lungo il perimetro, che lasciavano una vasta area libera attorno al mastio. Nell'area della fortezza era anche la chiesa parrocchiale di S. Silvestro. Nel 1517 il Castello fu per breve tempo sede del vicerè; vi si trovavano le carceri per il ceto nobile e per i rei di delitti contro lo Stato. Da qui l'artiglieria borbonica lanciò l'offensiva verso la città durante le insurrezioni del 1860. In quello stesso anno si iniziò la demolizione del forte militare per ordine di Garibaldi, tuttavia il completo smantellamento del Castello fu compiuto nel 1922 per la costruzione del pontile trapezoidale del porto. I resti del Castello a mare sono oggi visibili, dopo gli scavi effettuati negli ultimi anni; si possono visitare alcuni edifici del torrione d'accesso, una torre circolare, e sono riemersi i fossati occidentali."@it ;
cis:institutionalName "Castello a Mare"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaSanGiovanniLebbrosi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Costruita nel 1071, rappresenta la prima costruzione normanna in città. Il motivo del nome è legato alla presenza di un ospedale, nel XII secolo, adibito all'accoglienza dei lebbrosi. Con i restauri degli anni 1919-30 la struttura venne fortemente trasformata; venne smantellato il prospetto a volute con campanile centrale e furono tolti tutti gli stucchi interni, per rendere nudo ed uniforme il paramento. All'esterno si presenta oggi come un volume nitido e scarno con superfici murarie a conci squadrati; sull'ingresso è stato costruito un campanile con cupoletta. L'interno è a tre navate con soffitto ligneo, dove è mantenuta la vigorosa struttura a pilastri che distribuisce le navate, separate dal santuario da differenze di quota; il santuario ha impianto centrico e prende slancio nella cupola, poggiante su otto archetti pensili. L'abside principale è introdotta da colonne inalveolate di cui una con iscrizioni cufiche nel capitello. Vi si conserva un interessante \"Crocifisso\" dipinto della metà del XV secolo."@it ;
cis:institutionalName "Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi"@it ;
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owl:sameAs <http://dbpedia.org/resource/San_Giovanni_dei_Lebbrosi,_Palermo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Chiesazza> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Chiesazza (resti della chiesa di San Michele)"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Altavilla_Milicia> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiostroS.MariaNuovaMonreale> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Duomo è affiancato dal chiostro dell'antico convento benedettino, realizzato sul finire del XII secolo ed esempio stupendo di architettura bizantina. Si tratta di una costruzione prettamente romanica, a pianta quadrata di 47 metri di lato, con portico ad archi ogivali a doppia ghiera e con singolarissimo “toro” nell'intradosso.Gli archi sono sostenuti da colonne binate, di ornamentazioni alterne, talune intagliate ad arabeschi ed altri con intarsi a mosaico. I capitelli sono istoriati con scene bibliche. Nell'angolo meridionale vi è un recinto quadrangolare delimitato da tre arcate per lato. Al centro è una fontana la cui acqua scaturisce da una colonna riccamente intagliata a forma di fusto di palma stilizzato, con figure in piedi, teste foglie a rilievo. L'acqua fuoriesce in sottili getti da bocche umane e leonine. Le basi delle colonne del chiostro raffigurano un'amplissima varietà di motivi: foglie stilizzate, rosette, zampe di leone, teste di fiere, gruppi di uomini e animali, rane e lucertole.;"@it ;
cis:institutionalName "Chiostro di S. Maria La Nuova in Monreale"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ComplessomonumentalePalazzoNormanni> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "L'ingresso principale si trova in Piazza Parlamento, quello carraio e quello turistico su piazza Indipendenza, di fronte Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione siciliana.Oltre alla Cappella Palatina, le parti di costruzione attribuita ai normanni sono la Torre Pisana, sede della stanza del Tesoro, e la Torre della Gioaria, che ospita al piano inferiore la sala degli Armigeri e al piano superiore, il cosiddetto \"Piano parlamentare\", la sala dei Venti e la sala di re Ruggero decorata con mosaici di scuola bizantina raffiguranti scene di caccia.Al secondo piano del palazzo si trovano inoltre la Sala d'Ercole, attuale luogo di riunione dell'Assemblea regionale siciliana, la Sala Gialla e la Sala dei Viceré.Le sale sono collegate alla cosiddetta cripta da due scale laterali. La cripta è in realtà una chiesa di ispirazione bizantina costituita da un vano a pianta quadrata sottostante al presbiterio, suddiviso da due colonne di pietra e caratterizzato da un'ampia abside centrale e da due absidi laterali di dimensioni più contenute.Info dettagli: orari e bigliettiDa ven. a lun. e fest.: intero ;8,50€, ridotto 6,50€Da mart. a giov.: intero 7,00€ ridotto ;5,00€"@it ;
cis:institutionalName "Complesso monumentale Palazzo dei Normanni"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Crocepietra> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Croce di pietra"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/EcoMuseoUrbano> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """L'Ex deposito delle locomotive di S. Erasmo fu inaugurato nel 1886 ed è costituito da un elegante padiglione con una particolarissima e preziosa struttura in ghisa coperta da un tetto a quattro falde con lucernai. La superficie complessiva è di 1400 mq coperti più spazi esterni che si affacciano sulla foce del Fiume Oreto e sul mare.
L'ex deposito locomotive appartiene ed è stato restaurato dal Comune di Palermo nel 2004.
Dal 2014, l'ex deposito è sede dell'Ecomuseo, il quale racconta Storie di mare, città e comunità e ha disposizione spazi interni ed esterni per laboratori, incontri e conferenze. Lo spazio è gestito dal Comune, attraverso un organo di coordinamento di cui fa parte anche l'associazione CLAC che rimane responsabile dell'allestimento e delle visite guidate.
Negli spazi del museo sono presenti diverse installazioni video, audio, fotografiche, sonore, accompagnate da testi e parole raccontano al visitatore "il patto" ancora possibile tra i palermitani e il proprio mare. E' un racconto corale fatto da decine e decine di testimonianze, storie biografiche, pezzi di storia della città, storie dei luoghi."""@it ;
cis:institutionalName "Eco Museo Urbano (Ex Deposito Locomotive S. Erasmo)"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/FondazioneculturalemuseocivicoBisacquino> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Museo Civico di Bisacquino sarà realizzato nell’ex Convento dei Frati Cappuccini, edificato nel 1633, un tempo annesso alla Chiesa dei SS. Anna e Gioacchino. Nel 1869 il convento viene ceduto al Comune di Bisacquino, mentre la chiesa e i locali annessi vengono lasciati alla Curia di Monreale. Il Museo della cultura materiale da collocare nell’ex convento si caratterizza per essere uno spazio di raccolta e di esposizione di documenti etnografici di varia natura (documentazioni fotografiche, testimonianze orali conservate su supporti multimediali, materiali utili alla ricostruzione della storia e delle tradizioni locali), un luogo di convergenza di attività culturali finalizzate alla promozione di convegni, di incontri tematici, di seminari. Un luogo, quindi, di mutuo scambio e di mutuo apprendimento. Uno spazio fisico e culturale che favorisce e incentiva i canali di comunicazione con altri centri o musei analoghi, e che istituisce momenti di discussione con associazioni culturali, con studiosi, studenti, anche nell’ambito di differenti discipline quali l’antropologia, la storia, l’architettura, l’urbanistica, l’archeologia. L’elemento di forza del progetto espositivo è la ricerca di relazione tra lo spazio e il pubblico attraverso anche l’installazione di ambienti ricostruiti e altre più sofisticate e attuali forme espositive."@it ;
cis:institutionalName "Fondazione culturale museo civico di Bisacquino"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Bisacquino> ;
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cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Francesco Paolo Perez"@it ;
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cis:institutionalName "Il rifugio dell'aquila"@it ;
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cis:institutionalName "Lapide commemorativa a Pio La Torre e Rosario Di"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MemorialeGiovanniFalcone> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Memoriale a Giovanni Falcone"@it ;
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cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Monumento al cinquantenario della liberazione di"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseoFraGianmariaTusa> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Museo Fra Giammaria da Tusa, che si trova a Gibilmanna, frazione di Cefalù, allestito nell'antica stalla del convento annesso al santuario di Gibilmanna, appositamente ristrutturata, ospita manufatti propri della cultura francescana, paramenti e arredi sacri di pregio, donati, come segno di devozione, alla \"Gran Signura\" di Gibilmanna ed oggetti provenienti da altre culture."@it ;
cis:institutionalName "Museo Fra Gianmaria da Tusa"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseoMandralisca> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Palazzo ottocentesco della famiglia nobiliare Mandralisca è sede del Museo interdisciplinare comprendente collezioni frutto sia di scavi archeologici condotti dal barone Enrico Pirajno di Mandralisca, sia di acquisti presso antiquari. Il Museo è costituito da una pinacoteca con la pregiata opera di Antonello da Messina intitolata “Ritratto d’Uomo”. La collezione archeologica è costituita dai reperti degli scavi effettuati a Lipari, in contrada Diana, da cui proviene il cratere siceliota a figure rosse su fondo nero detto del “venditore di tonno”, e da altri reperti provenienti da scavi condotti a Tindari e a Cefalù. La collezione numismatica consta di monete provenienti dalle più importanti zecche antiche della Sicilia e della vicina Lipari. La raccolta malacologica, tra le più ricche d’Europa, vanta rare specie siciliane come la Vitrina maravignae, l’Helix nebrodensis delle montagne madonite, l’Helix mazzulli v. cephaludensis proveniente dalla Rocca di Cefalù, l’Helix aradasi. La raccolta ornitologica si compone di circa 130 esemplari, per la maggior parte di provenienza madonita. Fra gli esemplari più interessanti un esempio di grifone immaturo (specie oggi estinta in Sicilia) ed un’aquila reale di cui rimane solo la testa. La vasta collezione libraria di circa settemila volumi della biblioteca baronale comprende un fondo antico e un archivio storico, di cui fanno parte due incunaboli. Nel Palazzo sono conservati numerosi mobili di pregio e oggetti d’arte appartenuti all’antica famiglia baronale."@it ;
cis:institutionalName "Museo Mandralisca"@it ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101287> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseoambientalisticoMadonita> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Da circa quindici anni il M.A.M. attua nel territorio del Parco delle Madonie la promozione di una coscienza ecologica. Il museo si articola nelle sale di un palazzo del Cinquecento e consta di oltre 400 esemplari di fauna siciliana e madonita in particolare, con specie rare o estinte provenienti in gran parte da antiche collezioni. I reperti sono stati disposti in fedeli ricostruzioni di ambienti naturali e diversificati nelle varie stanze, spaziando dal mare e zone umide e costiere alle colline e boschi per arrivare all'alta montagna, regno di aquile e avvoltoi. Nel museo si svolgono tavole rotonde, convegni e mostre concernenti la natura e trova spazio ogni sorta di materiale (scientifico, fotografico, pittorico) inerente il territorio. Gli animali impagliati presentati qui sono morti di morte naturale, o a causa del bracconaggio."@it ;
cis:institutionalName "Museo ambientalistico Madonita"@it ;
dbo:lat 3.781283e+01 ;
dbo:long 1.400073e+01 ;
dc:identifier 169 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Polizzi_Generosa> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/106109> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseoarcheologicoregionaleValleEleutero> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il museo raccoglie le testimonianze più significative sui centri archeologici individuati nella valle dell'Eleutero. Materiale punico (Statuette, arule e monete), corredi funerari ellenistici (lekythoi, crateri) e tardo romani (bicchieri di vetro, monili, oggetti d'uso comune), frammenti di anfore invetriate arabe e di epoca normanno-sveva."@it ;
cis:institutionalName "Museo archeologico regionale della Valle dell'Eleutero"@it ;
dbo:lat 3.795408e+01 ;
dbo:long 1.341294e+01 ;
dc:identifier 137 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Marineo> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101295> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseocasacontadinaBolognetta> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """In una tipica casa contadina dei primi del Novecento è allestita una
collezione etnoantropologica relativa al lavoro agropastorale, con
attrezzi ordinati secondo i cicli produttivi di appartenenza (ciclo del
grano, dell'olivo, della vite e della pastorizia) oltre a oggetti della
vita domestica. Interessante la rappresentazione vivente della Natività,
che si svolge ogni anno all'interno del museo in occasione
dell'Epifania ; ; ; ;;"""@it ;
cis:institutionalName "Museo della casa contadina di Bolognetta"@it ;
dbo:lat 3.796582e+01 ;
dbo:long 1.345562e+01 ;
dc:identifier 131 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Bolognetta> ;
owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101284> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseocivicoAntonioCollisani> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Museo Civico “Antonio Collisani” istituito nel Novembre 2003 dal Consiglio Comunale di Petralia Sottana ;ha sede nei locali restaurati dell’ex Carcere quattrocentesco. La struttura, estesa su due livelli, che conserva ancora le tracce della sua originaria funzione nelle splendide grate a due ordini magistralmente intrecciate (foto), ospita due sezioni: la Geologica e l’Archeologica. I due spazi espositivi nascono in due tempi diversi, nel 2004 quello geologico inaugurato in occasione del meeting internazionale dell’European Geopark svoltosi a Petralia Sottana e quello archeologico nel 2008 con l’esposizione della preziosa “Collezione Collisani”. Come in una stratigrafia ideale si percorre la storia della terra, da milioni di anni fa, quando le Madonie erano ;una splendida barriera corallina, fino a giungere a quella recente di 3000 anni fa con le produzioni artistiche dell’uomo. Il viaggio ideale all’interno del Museo è reso reale dai due allestimenti: didattico e interattivo quello della geologia e classico ma innovativo quello archeologico. Grazie al Museo Regionale “Salinas” di Palermo alla Collezione depositata dagli eredi di Antonio Collisani, si è aggiunta una sala dedicata alla “Grotta del Vecchiuzzo” famoso sito preistorico scoperto dallo stesso Collisani. Questa realtà Museale, voluta anche dall’Ente Parco delle Madonie, si innesta nella rete dei musei delle Madonie arricchendola, così da elevare ancor di più l’offerta culturale del territorio."@it ;
cis:institutionalName "Museo civico Antonio Collisani"@it ;
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dc:identifier 155 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Petralia_Sottana> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101325> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseocivicoCorleone> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Museo Civico di Corleone è di recentissima costituzione. L'edificio risale alla metà del XIX secolo e presenta i caratteri architettonici di un'edilizia alto-borghese sette-ottocentesca tipica dell'epoca.Gli ambienti interni sono tutti con volta a cuscino decorati con stucchi e dipinti e pavimenti in maiolica.;"@it ;
cis:institutionalName "Museo civico di Corleone"@it ;
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dc:identifier 136 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Corleone> ;
pmo:picture <http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/14-11-2013/med/a8337abfbde82ba622c73ee79b14956597da188b.JPG> ;
owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101290> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Museoetnoantropologicoeamiciziatrapopoli> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Siamo un'Associazione culturale non lucrativa, fondata a Palermo nel 1998. Proponiamo un sistema di iniziative, corsi e seminari, conferenze e convegni, manifestazioni, spettacoli, eventi, progetti, servizi, documenti coordinati e finalizzati all'incontro e al confronto fra la cultura di Sicilia e le culture dei popoli, alla reciproca conoscenza e all'amicizia.Fondamentale è l'idea di Mediterraneo, quale luogo di incontro di popoli e culture. Il Mediterraneo origine del mito, delle religioni, delle civiltà. Il Mediterraneo dalle culture molteplici e tuttavia unitarie che possono coesistere e cooperare. Di questa unità mediterranea la Sicilia è sede e centro.\""@it ;
cis:institutionalName "Museo etno-antropologico e dell'amicizia tra i popoli"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/San_Mauro_Castelverde> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101328> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Museoetnoantropologicoedarcheologico> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """Reperti tombali del sec. IV a.C., lapidi greco-romane e normanne,
anfore.;Collezione numismatica"""@it ;
cis:institutionalName "Museo etno-antropologico ed archeologico"@it ;
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dc:identifier 154 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Partinico> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101324> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseoexvotosantuariomadonnaMilicia> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "La singolare raccolta è composta da 400 dipinti su latta di scatole di sardine (35x25 cm) dall'Ottocento ai giorni nostri, raffiguranti le grazie ricevute per intercessione della Madonna della Milicia, che il miracolato portava al santuario per sciogliere il voto, e realizzati dai pittori dei carretti siciliani."@it ;
cis:institutionalName "Museo degli ex-voto santuario madonna della Milicia"@it ;
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dbo:long 1.353025e+01 ;
dc:identifier 128 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Altavilla_Milicia> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101279> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseogiocattoloPietroPiraino> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Esposizione, sita nella settecentesca Villa Aragona Cutò, di collezioni di giocattoli della cultura contadina siciliana, giochi tradizionalil da tavolo, automi, opere in cera. Al museo è annesso il laboratorio di restauro dei giocattoli, dei presepi, della carta pesta e delle opere in cera."@it ;
cis:institutionalName "Museo del giocattolo Pietro Piraino"@it ;
dbo:lat 3.808867e+01 ;
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dc:identifier 129 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Bagheria> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101281> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseomineralogiaPalermo> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """All’interno del neonato dipartimento DiSTeM (ex CFTA),il Museo di Mineralogia riprende vita attraverso la “ri-sistemazione”dei minerali delle Collezione originaria e di quelle che nel tempo si sono stratificate, in una dinamica che le ha viste arricchirsi attraverso talune donazioni e la passione di molti ricercatori, ma anche, in certi momenti, impoverirsi per effetto di traslochi ed eventi traumatici, talvolta improvvisi e legati alle contingenze storiche, sociali e culturali.
"""@it ;
cis:institutionalName "Museo di mineralogia di Palermo"@it ;
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dc:identifier 146 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101313> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Museoregionalestorianaturalemostrapermanentecarrettosiciliano> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Museo possiede un cospicuo patrimonio costituito dalle collezioni etnografiche (carretti, modellini di barche, cultura materiale) e dalle collezioni naturalistiche (paleontologiche, malacologiche, entomologiche, ornitologiche e dei mammiferi) acquisite da tempo al Demanio Regionale, oltre che da reperti archeologici marini e terrestri rinvenuti durante le campagne di scavo sul territorio. Si tratta dunque di un Museo multidisciplinare articolato in tre sezioni tecniche: Archeologica, Etnoantropologica, Naturalistica, quest’ultima comprendente un settore geopaleontologico.;"@it ;
cis:institutionalName "Museo regionale di storia naturale e mostra permanente del carretto siciliano"@it ;
dbo:lat 3.816219e+01 ;
dbo:long 1.308843e+01 ;
dc:identifier 161 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Terrasini> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/104001> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Museo’orologio> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Museo è ubicato nella bottega artigianale della famiglia Scibetta, orologiai dal settecento fino agli anni ottanta del novecento, maestri nella fabbricazione di orologi da torre. Sono esposti orologi, strumenti di lavoro, ingranaggi e meccanismi, disegni, foto e ritratti e un raro esempio di orologio geografico universale."@it ;
cis:institutionalName "Museo dell’orologio"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Bisacquino> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/106571> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ObeliscoGibilrossa> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Obelisco di Gibilrossa"@it ;
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dc:identifier 192 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Misilmeri> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PalazzoZiino> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """L'edificio che fu dimora della famiglia dell'avvocato Ottavio Ziino, espressione della più alta borghesia emergente di Palermo venne progettato dal fratello Nunzio Ziino e fu inaugurato nel 1895. Concepito nel gusto neoclassico della Palermo tardo-ottocentesca, dal punto di vista architettonico riprende il modello distributivo funzionale dei palazzi settecenteschi: l'ampio androne carraio, lo scalone in marmo di Carrara, i locali al piano terra, il piano nobile con gli ambienti di rappresentanza, i piani superiori per le abitazioni della famiglia e del personale.
Alla realizzazione e decorazione degli interni collaborarono i migliori artisti del tempo: Rocco Lentini, Giuseppe Enea, Giuseppe Damiani Almeyda, Ernesto Basile. Dopo l'ultimo conflitto mondiale, il palazzo subì un periodo di abbandono e di sistematica devastazione ad opera dei ladri, fino al 1985, quando il palazzo fu acquistato dal Comune di Palermo, il quale lo adibì a sede di uffici amministrativi e spazi espositivi per mostre temporanee."""@it ;
cis:institutionalName "Palazzo Ziino"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> ;
owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101320> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcoVillaNiscemi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Costruita nel XVIII secolo dal principe Valguarnera di Niscemi sulle strutture di un più antico baglio agricolo, immersa nel Parco della Favorita. La villa, abitata fino a qualche decennio fa ed oggi proprietà del Comune di Palermo, mantiene integri gli arredi, le finiture interne ed il giardino. La residenza padronale è costituita da un corpo a tre elevazioni dalla semplice fattura esterna, proiettato in avanti da due avancorpi terrazzati; dall'ingresso parte lo scaloncino interno a due rampe, mentre un varco conduce alla corte interna, delimitata da corpi ad una sola elevazione; tra questi sono le scuderie ed una sala, utilizzata come auditorium. Al primo piano sono i saloni di rappresentanza e gli appartamenti; nel primo salone, ornato da un camino di notevoli proporzioni, è appesa una interessante raccolta di ritratti dei re di Sicilia; di notevole interesse sono anche il salone principale con pareti e soffitto decorati da affreschi a trompe l'oeil con le Quattro Stagioni, alle pareti, Carlo Magno incorona il principe Valguarnera, sulla parete di fondo, e l'Assunzione della Vergine, nel soffitto; la sala da ballo, riccamente arredata e il giardino esotico a viali liberi che conserva molte specie subtropicali."@it ;
cis:institutionalName "Parco di Villa Niscemi"@it ;
dbo:lat 3.816139e+01 ;
dbo:long 1.332533e+01 ;
dc:identifier 116 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcoarcheologicoindustrialeMuseozolfaraLercaraFriddi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Lercara Friddi è un sito di notevole interesse archeologico-antropologico per la presenza dello zolfo e dell’uso di questo già in età preistorica; la posizione baricentrica del suo territorio situato all’interno di quella fascia centrale della Sicilia che comprende la vallata posta tra il fiume Torto e l’Imera settentrionale, il Salso-Imera e la valle del Platani, area meglio identificata come Sicania, ha costituito nei secoli uno snodo fondamentale per le popolazioni che nei diversi periodi storici si sono avvicendate in questo luogo. Con D.P.Reg.n.370 del 28.06.2010 in attuazione alla Legge Regionale n.20/2000, è stato istituito il Servizio Parco Archeologico-Industriale e Museo della Zolfara di Lercara Friddi. Lo sfruttamento dello zolfo a Lercara di cui abbiamo notizie certe avvenne nel 1828. I quattro giacimenti prendevano il nome dalle contrade in cui erano ubicati Colle Serio, Colle Madore, Colle Friddi e Colle Croce, e formavano una sorta di quadrilatero confinante con la parte orientale del centro abitato. Furono tanti i Conseguentemente è in itinere l’identificazione del territorio del Parco finalizzata alla Perimetrazione dell’area, basata su un complesso studio delle fonti archivistiche, bibliografiche, documentarie, cartografiche, aerofotografiche e orali. Il Parco intende riattivare questa memoria storica fatta di lavoro e di sacrificio umano da parte di; giovani, sia uomini che donne, che attratti dalla prospettiva del pane sicuro trovarono lavoro nell’attività zolfifera che per oltre un secolo accrebbe le possibilità di sfruttamento del sottosuolo consolidando sempre più un nuovo tipo di economia che sembrava dover dare grande sviluppo alla Sicilia e ai siciliani. Obiettivo del; Parco è conservare, rivitalizzare e trasmettere la memoria storica attraverso una serie di iniziative e di progetti che facciano rivivere i resti tangibili della cultura dello zolfo."@it ;
cis:institutionalName "Parco archeologico-industriale e Museo della zolfara di Lercara Friddi"@it ;
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dc:identifier 175 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Lercara_Friddi> ;
owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/111617> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PortellaGinestra> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Portella della Ginestra"@it ;
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dc:identifier 194 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Monreale> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/RealcasinacacciaFicuzza> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Casina di caccia costruita nel parco della Ficuzza, una riserva naturale a cinquanta kilometri da Palermo, alla fine del settecento per volere del re borbonico Ferdinando IV. L'edificio, dalla facciata rettangolare e severa, ha pianta rettangolare con prospetto dalle linee neoclassiche dell'architettura siciliana, sovrastato dal gruppo scultoreo del dio Pan e della dea Diana con al centro lo stemma borbonico. Assieme alla palazzina vennero costruiti i fabbricati minori e la piazza centrale."@it ;
cis:institutionalName "Real casina di caccia di Ficuzza"@it ;
dbo:lat 3.788332e+01 ;
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dc:identifier 173 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Corleone> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/106574> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/SantOrsola> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Sant'Orsola"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/SantuarioSantaRosalia> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Si erge a 429 metri di altitudine su Monte Pellegrino e fu fondato nel 1625. Vi si accede per mezzo di una lunga scalinata. La facciata del '600 è addossata alla grotta dove furono ritrovate le reliquie della Santa Patrona di Palermo, il 15 luglio del 1624 e dove, secondo la leggenda popolare visse vita eremitica Rosalia, una donna di nobili natali, nata nel 1130 e qui morta ancora giovane nel 1166. Nell'anno del ritrovo delle reliquie, la città era afflitta da una terribile pestilenza, lo Spirito di Rosalia apparve, in questi solitari luoghi, ad un cacciatore al quale indicò il posto dove erano ubicate le sue ossa, le quali, raccolte e trasportate in processione per la città, scacciarono il morbo e così Rosalia venne proclamata protettrice di Palermo liberata. Ogni anno, dal 10 al 15 luglio, si celebra il \"festino\" in ricordo di quella liberazione. La sacra grotta è preceduta da un vestibolo a tre arcate poggiate su colonne tortili in cui varie lapidi ricordano la devozione alla santa dei sovrani borbonici e sabaudi, e quella che ricorda la visita del letterato tedesco Goethe, avvenuta nel 1787. Sotto un baldacchino, è l'altare con il simulacro della Santa giacente, opera in marmo di Gregorio Tedeschi del 1625, rivestita nel 1735 da una lamina d'oro donata da Carlo III."@it ;
cis:institutionalName "Santuario Santa Rosalia"@it ;
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dc:identifier 31 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/StrageviaAmelio> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Strage di via D'Amelio"@it ;
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dc:identifier 206 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/TeatroMassimoVittorioEmanuele> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Per il teatro fu scelta un'area posta tra il nucleo antico della città e la nuova espansione settentrionale, quasi a voler sancire la continuità storica tra le due zone. Il teatro si fece posto tra gli antichi quartieri attraverso radicali demolizioni che interessarono, oltre a tratti della cinta muraria, il quartiere degli aragonesi, ad occidente, ed i complessi monastici di S. Giuliano e delle Stimmate. Il progetto vincitore del concorso, bandito nel 1864, fu quello di Giovan Battista Filippo Basile. Il teatro Massimo Vittorio Emanuele copre un'area di mq 7.730 ed è stimato il terzo teatro in Europa per estensione, dopo l'Operà National di Parigi e il Wiener Staatsoper di Vienna, capacità e requisiti tecnici. L'ingresso è caratterizzato da un colonnato esastilo su una monumentale gradinata; sulle sponde delle scale sono due opere in bronzo che rappresentano la Tragedia, di Benedetto Civiletti, e la Lirica, di Mario Rutelli. Compositamente il teatro presenta un corpo a due piani, disposto attorno alla sala, dietro cui si sviluppa il palcoscenico; due vestiboli circolari sporgono lateralmente. La sala, coperta da cupola, ed il palco, con tetto a falde, si innalzano esibendo la loro autonomia formale rispetto al contesto dell'edificio. La monumentalità dell'organismo architettonico fu assicurata dalla scelta dello stile classico \"corinzio-italico\". Il teatro fu compiuto in più di vent'anni, dal 1875 al 1897; morto il progettista nel 1891, l'opera venne ultimata dal figlio Ernesto Basile a cui si deve la definizione esterna e la direzione delle opere di finitura interna. Queste comprendono l'arredo del vasto vestibolo d'ingresso, dove è posto il busto di Vincenzo Bellini, il fastoso allestimento del palco reale, della sala e dei cinque ordini di palchi. La volta della sala fu affrescata da Ettore De Maria Bergler e Rocco Lentini. Nel 1997 venne riaperto dopo un lunghissimo periodo d'abbandono iniziato nel 1974 per motivi di restauro procrastinato. Nel 1990 il teatro è stato lo scenario di alcune riprese del film Il padrino - Parte III di Francis Ford Coppola, con Al Pacino, in cui il Padrino Michael Corleone si reca a Palermo per assistere al debutto del figlio nella Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni."@it ;
cis:institutionalName "Teatro Massimo Vittorio Emanuele"@it ;
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dc:identifier 91 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/TorreConche> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Torre Conche"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/TorreMarchese> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Torre del Marchese"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaNiscemi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Costruita nel XVIII secolo dal principe Valguarnera di Niscemi sulle strutture di un più antico baglio agricolo, immersa nel Parco della Favorita. La villa, abitata fino a qualche decennio fa ed oggi proprietà del Comune di Palermo, mantiene integri gli arredi, le finiture interne ed il giardino. La residenza padronale è costituita da un corpo a tre elevazioni dalla semplice fattura esterna, proiettato in avanti da due avancorpi terrazzati; dall'ingresso parte lo scaloncino interno a due rampe, mentre un varco conduce alla corte interna, delimitata da corpi ad una sola elevazione; tra questi sono le scuderie ed una sala, utilizzata come auditorium. Al primo piano sono i saloni di rappresentanza e gli appartamenti; nel primo salone, ornato da un camino di notevoli proporzioni, è appesa una interessante raccolta di ritratti dei re di Sicilia; di notevole interesse sono anche il salone principale con pareti e soffitto decorati da affreschi a trompe l'oeil con le Quattro Stagioni, alle pareti, Carlo Magno incorona il principe Valguarnera, sulla parete di fondo, e l'Assunzione della Vergine, nel soffitto; la sala da ballo, riccamente arredata e il giardino esotico a viali liberi che conserva molte specie subtropicali."@it ;
cis:institutionalName "Villa Niscemi"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaPandolfina> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Villa Pandolfina (Ingresso)"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaZito> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Edificata nel XVIII secolo da Gaspare Scichili, successivamente passò ai principi di Carini. Trasformata nel 1891 secondo un classicheggiante stile neo-cinquecentesco, venne ulteriormente ammodernata nel 1906 quando passò a Francesco Zito. Il prospetto fu rifatto con corsi bugnati, aperture sottolineate da decorazioni ad edicola e terrazze laterali. La villa, acquistata qualche anno dopo dal Banco di Sicilia, è oggi di proprietà della Fondazione Sicilia e sede della Fondazione \"Lauro Chiazzese\" per l'Arte e la Cultura ed ospita una ricca biblioteca, mentre le collezioni di archeologia, di ceramica, di numismatica, di filatelia e di dipinti dell'ottocento italiano sono stati trasferiti a Palazzo Branciforte. Dal 20 giugno 2015 è stata inaugurata la Pinacoteca che espone opere d'arte di instimabile valore dal '600 all'800, realizzate da autori di una certa caratura: da Salvator Rosa a Mattia Preti, da Renato Guttuso a Mario Schifano passando per Michele Catti, Francesco Lo Jacono, Mario Sironi, Filippo De Pisis, Carlo Carrà etc. La Pinacoteca si estende per un'area di mille metri quadrati, su tre piani, più una sala multimediale."@it ;
cis:institutionalName "Villa Zito"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/torreColonna> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "torre Colonna"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/AlbergoPovere> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Fondato nel 1733, sotto il regno di Carlo III di Borbone, con lo scopo di accogliere i poveri inabili, storpi e le giovani vagabonde ed orfane. Progettato dall'architetto Orazio Furetto, i lavori iniziarono nel 1746 e solo nel 1772 fu completato dagli architetti Venanzio Marvuglia e Nicolo Di Puglia. In occasione dell'inaugurazione, avvenuta l'8 agosto del 1772. tutti i nobili, il clero, le autorità, in processione accompagnarono nell'edificio, un gruppo di derelitti, poveri, anziani, donne e bambini per dimostrare la grande generosità del Re e dei nobili. Nel progetto iniziale l'edificio rispecchiava lo stile architettonico del tardo Barocco, ma dato che i lavori si protrassero per molti anni, lo stile Barocco subì l'influenza dello stile Neoclassico che, nel frattempo, era arrivato a Palermo, Anche la Chiesa, posta al centro dell'edificio, che doveva essere a pianto ottagonale, fu trasformata in pianta rettangolare e risentì, sia all'esterno che all'interno, dello stile Neoclassico che presenta linee più sobrie e ornamenti più semplici. Anche il maestoso prospetto dell'edificio è la sintesi dei due stili che in Sicilia si fusero e si trasformarono, grazie alla fantasia e alla personalità di architetti e maestranze molto vivaci e originali. Nell'edificio furono impiantate fabbriche e laboratori di seta e pasta, che diedero lavoro ai giovani ricoverati ridando ad essi quella dignità e quel benessere che solo il lavoro può dare; in particolare l'albergo diventò una fucina di lavoro e di accoglienza per i più diseredati della città, quando fu diretto dal Principe Palagonia che introdusse altre fabbriche, un panificio ed un mulino, organizzò un gruppo di suore per l'assistenza agli infermi e trasformò l'edificio in un centro vitale di accoglienza e recupero delle donne e dei fanciulli sfortunati della Palermo dei primi dell'800. Oggi una parte dell'edificio ospita ancora anziane povere amorevolmente assistite dalle Suore della Carità. Un'altra parte è adibita a mostre e saloni di rappresentanza mentre un'altra parte è proprietà della Sovraintendenza ai Beni Culturali."@it ;
cis:institutionalName "Albergo delle Povere"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/RealAlbergopoveri> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/AreaarcheologicaMonteJato> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Insediamento attivo dall’età protostorica fino all'alto medioevo. Il primo nucleo, risalente all'inizio del I millennio fu poi ellenizzato nel corso del VI secolo a.C.. Il nome greco della città rinvenuto su tegole e monete, ritrovate nel corso degli scavi, è Iatoy. Il nome latino è invece Ietas che, trasformatosi nei secoli, in età medioevale diventa Giato.Il sito della città è un monte di m. 852 s.l.m. che domina la valle del fiume Iato. Il sito risulta naturalmente fortificato su tre lati da ripide pareti rocciose ed è raggiungibile solo da est attraverso un pianoro contiguo.;"@it ;
cis:institutionalName "Area archeologica Monte Jato"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/BaldassareScaduto> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Baldassare Scaduto"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Cadutiguerra> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Caduti in guerra"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CastelloZisa> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il palazzo, iniziato durante il regno di Guglielmo I ed ultimato da Guglielmo II intorno al 1167, fu la residenza estiva preferita dai re e dalla sua corte. Il suo nome deriva dall'arabo \"al-Aziz\", ovvero \"splendido\". Durante i secoli ha subito diverse trasformazioni, la più rilevante è sicuramente quella avvenuta nel 1635, dove vi furono apportate aggiunte in stile barocco, ad opera di Giovanni Sandoval. Esternamente si presenta come un blocco cristallino suddiviso in tre ordini orizzontali corrispondenti ai tre piani. Sulla facciata principale si apre un vestibolo detto \"Sala della fontana\", attorno a cui ruotano gli appartamenti delle ali meridionali e settentrionali e la cui decorazione è di ispirazione tipicamente islamica a pianta quadrangolare trilobata, retto da coppie di colonne; sull'arco di ingresso, invece, è stato collocato un affresco barocco detto \"diavoli della Zisa\", ovvero una serie di figure che secondo la tradizione è impossibile contare per la loro disposizione in senso rotatorio. Il pavimento della sala è attraversato da una canaletta che forma due vasche, quadrate all'esterno e ottagonali all'interno, in cui scorreva l'acqua versata dalla fontana, posta sulla parete di fondo. La sala è interamente coperta da un rivestimento in marmo sovrastato da una fascia a mosaico a motivi naturalistici, con tondi nella parete della fontana. Di notevole interesse è il particolare sistema di ventilazione, costituito da camini che consentivano il refrigerio estivo. All'interno del castello è ospitato il Museo d'arte islamica, con reperti provenienti dall'area del Mediterraneo."@it ;
cis:institutionalName "Castello della Zisa"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaSanGiorgioGenovesi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "La chiesa, annessa al collegio di S. Maria all'Olivella, fu costruita nel 1735 su progetto di Nicolò Palma, che si ispirò alle migliori realizzazioni barocche cittadine, rispettando la proporzione dei canoni classici. Il prospetto ha partito unico, seppure diviso da paraste, e timpano curvilineo sotto cui è posto un medaglione in stucco con S. Gioacchino, realizzato da Francesco Alajmo nel 1744. L'interno è un grande ambiente rettangolare su cui si aprono quattro cappelle semicircolari. Tutta la chiesa è avvolta da un manto candido con eleganti stucchi che formano festoni e visi di angeli. Nel vestibolo è un fine rilievo in stucco con la \"Fuga in Egitto\"; due colonne sorreggono il coro ed introducono la navata: nella parete destra sono l'altare del Rosario e l'altare dell'Immacolata con due tele settecentesche, attribuite a Filippo Randazzo; nella parete di sinistra si apre la cappella dell'Arcangelo Raffaele, con dipinto eseguito nel 1750 da Pietro Martorana. Una transenna in marmi mischi separa la tribuna, dove è l'altare del 1770. le due statue, S. Gregorio e S. Filippo, poste lateralmente, sono opera di Procopio Serpotta, autore di tutta la decorazione in stucco della tribuna."@it ;
cis:institutionalName "Chiesa di San Giorgio dei Genovesi"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PalazzoBranciforte> ;
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owl:sameAs <http://dbpedia.org/resource/San_Giorgio_dei_Genovesi,_Palermo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CittaRagazzi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "La città dei Ragazzi è un'area dedicata allo svago e alla cultura dei bambini e dei ragazzi, situata all'interno del Parco della Favorita, confinante con la Palazzina Cinese. Nato negli anni '50 del secolo scorso e, dopo diversi anni di chiusura, è stato riaperta il 18 luglio del 1997. Tante le deliziose strutture all'interno: il castello in mattoni con vasta platea, il palcoscenico all'aperto, l'ingrottato monumentale (opera ottocentesca di Venanzio Marvuglia), il canale navigabile con imbarcadero, la stazione ferroviaria con i binari e i passaggi a livello, il palco della musica, i ponticelli, il ponte levatoio; oltre al bar e i servizi igienici e l'infermeria. Un angolo è dedicato anche alla cultura, con la biblioteca all'aperto."@it ;
cis:institutionalName "Città dei Ragazzi"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/GiardinoInglese> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Sistemato tra il 1850 e il 1853 da Giovan Battista Filippo Basile, il quale seguì uno schema molto in voga nella seconda metà dell'Ottocento, ovvero non creare uno spazio misurato e geometrico (il cosiddetto \"giardino all'italiana\") ma seguendo le forme e la morfologia naturale del terreno dandogli un'aria più naturale creando appunto un \"giardino all'inglese\" (da qui il nome Giardino Inglese). Per rendere l'atmosfera ancora più suggestiva furono inserite piante provenienti da tutto il mondo per rendere l'ambiente più esotico sempre secondo i dettami della moda in quel periodo. Viali liberi e percorsi sinuosi si snodano tra sette collinette ed anfratti, in parte esistenti ed in parte appositamente realizzati, zone coltivate a boschetto, giardini e siepi dai contorni curvilinei. All'interno della villa sono sistemati busti in marmo, sculture in bronzo ed il monumento ai caduti, opere dei migliori scultori siciliani dell'ultimo '800 e dei primi anni del XX secolo. Tra questi il gruppo dei \"Fratelli\", nel laghetto centrale, opera di Mario Rutelli. Nell'area centrale è il Castello saraceno, padiglione neo-moresco dove è sistemato il gruppo dei Fratelli Canaris, opera di Benedetto Civiletti del 1876."@it ;
cis:institutionalName "Giardino Inglese"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/monumentoGiuseppeGaribaldi> ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Madremadonita> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Madre madonita"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Isnello> ;
pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Cadutiguerra> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MonumentoCaduti> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "Monumento ai Caduti"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Castelbuono> ;
pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseonaturalisticoF.MinaPalumbo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseoEtnograficoG.Pitre> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Venne fondato nel 1909 da Giuseppe Pitrè, folclorista e studioso di costumi e tradizioni popolari, che, in molti anni di appassionata ricerca, raccolse quel materiale che oggi costituisce il nucleo centrale del Museo. Inizialmente sistemato in un ex convento del centro storico di Palermo, dal 1934 fu trasferito nella dèpendance della Palazzina Cinese. Il Museo conserva circa 4000 oggetti, tra costumi, pupi, carretti, presepi, ceramiche, stampe popolari religiose, ex voto, pitture su vetro, che testimoniano la vita e la cultura popolare della Sicilia. Gli oggetti che compongono la ricca collezione sono ordinati nei locali destinati in origine alla servitù della Palazzina Cinese, distribuiti attorno ad un cortile a croce. Di notevole interesse è la \"sala delle carrozze\" dove si possono ammirare due splendide carrozze appartenute al Senato palermitano; la \"sala Restivo\" che ospita carretti siciliani e la sala dedicata ad antichi presepi; raccolta di alcuni archetipi di costruzioni, che illustrano, attraverso le varie dominazioni cui è stata sottoposta la Sicilia, l'evolversi delle abitazioni, dal pagliaio alla dimora recente etc. A sinistra dell'ingresso del Museo è posta la Cappella realizzata intorno al 1804, di perimetro quadrato all'esterno, mentre l'interno è a pianta circolare con fascia anulare, presenta otto colonne con nicchie e passetti e cupola. Tramite una galleria si entra al piano superiore dove la famiglia reale poteva assistere al rito religioso."@it ;
cis:institutionalName "Museo Etnografico \"G. Pitrè\""@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PalazzinaCinese> ;
owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101317> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Museocivicojetino> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Nel museo sono conservati reperti provenienti dagli scavi di Monte Jato.Esso custodisce le 'cariatidi', statue di menadi e satiri prelevate dalla facciata del teatro greco ed altri reperti del periodo elimo, greco e romano.;"@it ;
cis:institutionalName "Museo civico jetino"@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/San_Cipirello> ;
pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/AreaarcheologicaMonteJato> ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseonaturalisticoF.MinaPalumbo> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Museo conserva le collezioni create dal naturalista Francesco Minà Palumbo nel corso di studi svolti con costanza nel territorio delle Madonie fra il 1837 e il 1899.;Queste collezioni comprendono reperti provenienti da ogni parte delle Madonie e attinenenti a flora, fauna, geologia, preistoria, storia, agricoltura, industrie, ecc.;Esse pertanto offrono un quadro completo della Storia naturale e dell'attività umana nel territorio a partire dalle origini fino alla fine del secolo diciannovesimo e rappresentano la chiave di lettura della regione montuosa che è universalmente riconosciuta come la più importante unità biogeografica della Sicilia e del Mediterraneo centrale.;Dal punto di vista scientifico esse ebbero in passato una grande importanza. Infatti, per tutti gli studiosi che effettuarono ricerche sul territorio madonita le collezioni di Minà Palumbo furono iil riferimento di base.;Questa importanza oggi rimane attuale come testimonianza del ruolo avuto dal Minà Palumbo nell'esplorazione naturalistica delle Madonie, che ai suoi tempi erano ancora pressoché sconosciute; inoltre, il museo rappresenta un potente strumento di divulgazione scientifica e di educazione ambientale, di grande utilita per la comprensione delle problematiche attinenti al Parco delle Madonie. \""@it ;
cis:institutionalName "Museo naturalistico \"F. Minà Palumbo\""@it ;
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pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Castelbuono> ;
pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MonumentoCaduti> ;
pmo:picture <http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/21-02-2014/med/8be322bb1e1a20d71a3a27ab8bd21cba6fc12.jpg> ;
owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101286> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseozoologiaPietroOberlein> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """Di proprietà dell'Università di Palermo, custodisce collezioni risalenti
prevalentemente alla seconda metà dell'Ottocento. Notevole la raccolta
ittiologica, che consta di circa 1.000 esemplari, per la maggior parte
provenienti dai mari siciliani, e di più di 1.000 apparati scheletrici e
anatomici. Nella collezione ornitologica, numerosi esemplari della
fauna europea, africana e dell'America centro-meridionale. Completano le
raccolte le collezioni dei mammiferi, degli invertebrati marini, dei
rettili e degli anfibi, quelle erpetologica, malacologica ed
entomologica ; ; ; ;;"""@it ;
cis:institutionalName "Museo di zoologia \"Pietro D'Oberlein\""@it ;
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dc:identifier 148 ;
pmo:city <http://dbpedia.org/resource/Palermo> ;
pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PalazzoJung> ;
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owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101315> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PalazzinaCinese> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Situata all'interno del parco della Favorita, fu fatta costruire dal re Ferdinando III di Borbone nel 1799 come sua residenza, in stile orientale, come era di moda in quel periodo, dall'architetto Venanzio Marvuglia; rappresenta un documento unico di incontro tra il neoclassicismo e il romantico richiamo dell'oriente nella storia dell'architettura palermitana. L'edificio, su tre elevazioni, ha forma quadrata; il corpo centrale termina in alto con un tetto a pagoda, sorretto da un tamburo ottagonale. Al piano terreno si trovano porticati ad arco ogivali e nei due fianchi ci sono torrette con scale elicoidali a giorno, opera di Giuseppe Patricolo. La costruzione presenta curiosi elementi: i campanelli della grata di ingresso, le travi in legno intagliato delle terrazze e gli smerli. Gli appartamenti sono distribuiti su tre piani. Nel seminterrato si trovano la sala da ballo e la saletta delle udienze decorate tutte da Velasquez. Si sale al primo piano con una scala esterna, là si trovano il salone dei ricevimenti in stile cinese con pannelli in stoffa dipinti anche dal Riolo, la sala da pranzo con l'ingegnosa \"tavola matematica\" del Marvuglia e la camera da letto del Re con la volta dipinta in stile cinese. Al secondo piano si trovava l'appartamento della Regina Maria Carolina con due salette di ricevimento e la camera da letto con lo spogliatoio. All'ultimo livello si trova una grande terrazza di forma ottagonale coperta a pagoda con soffitto decorato."@it ;
cis:institutionalName "Palazzina Cinese"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PapaGiovanniPaoloII> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Papa Giovanni Paolo II"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcheggioOrlando> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
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cis:institutionalName "Parcheggio Orlando"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/SanFrancescoelupo> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "San Francesco e il lupo"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PapaGiovanniPaoloII> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaGiulia> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Intitolata alla viceregina Giulia D'Avalos, moglie del vicerè Marcantonio Colonna di Stigliano,nel sito dove, anticamente, veniva utilizzato dai pescatori, dell'antico quartiere della Kalsa, per stendere le reti ad asciugare, e, successivamente, era stato scelto come luogo per l'esecuzioni capitali. Fu realizzata nel 1777, e rappresenta il primo giardino pubblico d'Italia. L'impianto della villa, dal netto perimetro quadrato, secondo il progetto di Nicolò Palma, realizza uno schema di giardino all'italiana, dalle precise regole geometriche: viali simmetrici si intersecano secondo due principali direzioni, ortogonale e diagonale, formando un secondo quadrato, diagonale al primo, ed una piazza centrale circolare; agli estremi opposti sono quattro esedre semicircolari. La recinzione in ferro fu eseguita nel 1855. L'ingresso era verso il mare, dove è il monumentale portale realizzato in pomposo stile classico; verso l'esterno il portale è ornato dall'aquila, simbolo della città, e lateralmente da due alti basamenti con leoni. All'interno è sistemata un'esedra ornata da grandi vasi in tufo in corrispondenza dell'inizio dei viali; da qui si diparte il lungo viale che, attraversata tutta la villa, incontra la piazza centrale e giunge sul versante opposto dove si trova un'altra esedra ornata da gruppi scultorei; tra questi sono particolarmente notevoli l'Abbondanza e la Gloria, agli estremi settentrionale e meridionale dell'esedra, opera del 1763 di Ignazio Marabitti. Al centro dell'esedra si trova la fontana del Genio di Palermo: il grande Vecchio coronato, simbolo della città, è collocato su una rupe con le figurazioni simboliche della Sicilia e della Conca d'Oro; le opere scultoree vennero commissionate ad Ignazio Marabitti nel 1778. Nella piazza centrale sono stati posti nel 1866 quattro padiglioni in stile neopompeiano su progetto di Giuseppe Damiani Almeyda. Al centro è la fontana con l'Atlante, realizzata nel 1780 da Ignazio Marabitti, con dodecaedro in marmo che fungeva da orologio solare, eseguito su progetto del matematico Lorenzo Feredici nel 1784 e restaurato nel 1845."@it ;
cis:institutionalName "Villa Giulia"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaTerrasi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "La villa comunale Costa Terrasi è stata inaugurata nel 2010 ed è stata intitolata al Magistrato Gaetano Costa, assassinato dalla mafia il 6 agosto del 1980. All'interno dei locali della villa è stata collocato il Cafè letterario Costes, il quale offre un ricco programma di attività ludico-educative per bambini, per imparare a giocare con l'Arte, usare le mani, la creatività e la fantasia, ed inoltre la Biblioteca Comunale ha realizzato una sua postazione, in un'area di 50 mq delimitato da 6 vetrine a scaffale modulari mobili che comprendono la sala lettura e la postazione front-office."@it ;
cis:institutionalName "Villa Terrasi"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CittaRagazzi> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/restibasilicaromana> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "resti della basilica romana"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/rudericastello> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "ruderi del castello"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/GiuseppeMasa> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/targa1769> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Monumento commemorativo, sacrario"@it ;
cis:institutionalName "targa 1769 (apertura corso)"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/BaldassareScaduto> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/BibliotecaComunaleVillaTrabia> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """La Biblioteca multimediale si trova al piano terra della Casena di Villa Trabia alle Terre Rosse, una splendida isola verde di circa 60.000 metri quadri.
La biblioteca è strutturata secondo il sistema della scaffalatura aperta in modo da rendere facile e immediato l'accesso al materiale da parte dell'utente.
La biblioteca vanta un importante patrimonio audio musicale e video."""@it ;
cis:institutionalName "Biblioteca Comunale Villa Trabia"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcoVillaTrabia>,
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CarloCottone> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Carlo Cottone"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/TeatroPoliteamaGaribaldi> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaMonasteroCappuccinelle> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il complesso monastico fu edificato tra il 1732 e il 1750 per ospitare le suore dell'ordine delle Cappuccine sotto la regola di S. Chiara. La chiesa presenta una severa facciata ornata da buoni stucchi settecenteschi e un interno ad un'unica spaziosa navata con ampie nicchie laterali, dove si possono ammirare interessanti tele seicentesche. Il presbiterio è chiuso da una grata secondo l'uso delle monache di clausura, così come il coro, posto sopra l'ingresso, il quale è chiuso da una grata in ferro battuto. La Chiesa è provvista di una grande cripta (accessibile soltanto alle monache di clausura) che ospitava i corpi senza vita delle consorelle e di nobildonne palermitane."@it ;
cis:institutionalName "Chiesa del Monastero delle Cappuccinelle"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaSanStanislaoKostka>,
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaSantIppolito> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaSanFrancescoSaverio> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Realizzata tra il 1685 e il 1710 in stile barocco dall'architetto gesuita Angelo Italia. Il monumento è ispirato agli edifici borrominiani di Roma tanto nella generale concezione della pianta e dell'alzato quanto nei bizzarri particolari architettonici. L'esterno è dominato da un'ampia cupola cui sottostanno altre quattro cupolette minori. La facciata si sviluppa longitudinalmente, uniforme al primo ordine ma animata al secondo dai vivaci campanili (di cui uno ipotetico) e dal corpo centrale di moderata altezza. Il suo interno ha uno schema a croce \"greca\", con le quattro cappelle angolari di forma esagonale, circondate da colonnati; tutto ciò da luogo ad uno spazio centrale ottagonale da cui si sviluppa la cupola sorretta da coppie di colonne e dagli archi che delimitano le cappelle. All'estrema ricchezza dell'articolazione spaziale si unisce un elegante manto decorativo in marmi mischi, realizzato tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo da Tommaso Maria Sciacca. La chiesa accoglie alcune notevoli opere d'arte: la prima cappella a sinistra è quella di S. Calcedonio con quadro del santo di Gaspare Serenario e nella terza cappella di destra è la statua lignea di S. Michele Arcangelo opera del trapanese Antonio Rallo."@it ;
cis:institutionalName "Chiesa di San Francesco Saverio"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseopaleontologiageologiaGaetanoGiorgioGemmellaro>,
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcoNinniCassara> ;
pmo:picture <http://commons.wikimedia.org/wiki/Special:FilePath/St._Francis_Xavier_church.JPG?width=300> ;
owl:sameAs <http://dbpedia.org/resource/San_Francesco_Saverio,_Palermo> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaSantiPietroPaolo> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description """La facciata del tempio in conci di tufo presenta pregevoli decorazioni neogotiche ed una fascia di chiusura, che la percorre in tutta la sua lunghezza, con i nomi dei due Santi titolari ed il 1879 quale anno di costruzione. In alto, è posta una bifora dalle linee raffinate. Il portale d'accesso, dai richiami gotici, presenta, al suo culmine lo stemma con i simboli di Pietro (chiavi e tiara) e di Paolo (spada). L'edificio è affiancato da un campanile ottagonale dai raffinati ricami gotici lungo la fascia di coronamento. L'interno è a tre navate , divise da dodici colonne che sostengono archi a sesto acuto; interessanti sono gli affreschi realizzati dal pittore palermitano, Giuseppe La Manna, presenti sulle tre cappelle absidali. Apprezzabile è il Pulpito ligneo del 1888, opera dello scultore
e intagliatore Salvatore Valenti. La chiesa, dal 1940, è divenuta Parrocchia."""@it ;
cis:institutionalName "Chiesa dei Santi Pietro e Paolo"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Cuba> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il termine \"cuba\" viene dall'arabo \"Qubba\", ovvero \"cupola\", e fu costruita nel 1180 per il Re Guglielmo II, al centro di un ampio parco che si chiamava \"Genoardo\" (dall'arabo \"Jannatt al-ard\", ovvero \"paradiso in Terra\"). L'uso originale della struttura era quello di padiglione di delizie, ossia di un luogo in cui il re e la sua corte potevano trascorrere ore piacevoli al fresco. La sua forma è rettangolare con, al centro di ogni lato, quattro corpi a forma di torre. Il corpo più sporgente costituiva l'unico accesso al palazzo dalla terraferma. I muri esterni sono ornati con arcate ogivali. Nella parte inferiore si aprono alcune finestre separate da pilastrini in muratura. I muri spessi e le poche finestre erano dovuti ad esigenze climatiche, offrendo maggiore resistenza al calore del sole. L'interno era diviso in tre ambienti allineati e comunicanti tra loro, ed al centro si possono ammirare i resti di una splendida fontana in marmo, tipico elemento delle costruzioni arabe necessario per rinfrescare l'aria. La sala centrale era abbellita da muqarnas, soluzione architettonica ed ornamentale simile ad una mezza cupola, tipico dello stile arabo. Proprio alla Cuba, Boccaccio ambientò una delle novelle del suo Decameron, la sesta della quinta giornata, che racconta la vicenda d'amore tra Gian di Procida e Restituta, una ragazza bellissima rapita per offrirla in dono al re Federico II d'Aragona."@it ;
cis:institutionalName "Cuba"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/NecropoliPunica> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/Cubola> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il termine \"cuba\" viene dall'arabo \"Qubba\", ovvero \"cupola\", e fu costruita nel 1180 per il Re Guglielmo II, al centro di un ampio parco che si chiamava \"Genoardo\" (dall'arabo \"Jannatt al-ard\", ovvero \"paradiso in Terra\"). L'uso originale della struttura era quello di padiglione di delizie, ossia di un luogo in cui il re e la sua corte potevano trascorrere ore piacevoli al fresco. La sua forma è rettangolare con, al centro di ogni lato, quattro corpi a forma di torre. Il corpo più sporgente costituiva l'unico accesso al palazzo dalla terraferma. I muri esterni sono ornati con arcate ogivali. Nella parte inferiore si aprono alcune finestre separate da pilastrini in muratura. I muri spessi e le poche finestre erano dovuti ad esigenze climatiche, offrendo maggiore resistenza al calore del sole. L'interno era diviso in tre ambienti allineati e comunicanti tra loro, ed al centro si possono ammirare i resti di una splendida fontana in marmo, tipico elemento delle costruzioni arabe necessario per rinfrescare l'aria. La sala centrale era abbellita da muqarnas, soluzione architettonica ed ornamentale simile ad una mezza cupola, tipico dello stile arabo. Proprio alla Cuba, Boccaccio ambientò una delle novelle del suo Decameron, la sesta della quinta giornata, che racconta la vicenda d'amore tra Gian di Procida e Restituta, una ragazza bellissima rapita per offrirla in dono al re Federico II d'Aragona."@it ;
cis:institutionalName "Cubola"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaNapoli> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/FrancescoCrispi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:institutionalName "Francesco Crispi"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/LaquilaPalermo>,
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/monumentoGiuseppeGaribaldi> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/GiardinoVillaNapoli> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Sorta nel '500 come trasformazione per uso agricolo della Torre Alfaina o Cuba soprana, l'antico padiglione del parco reale normanno, venne ristrutturata nel XVII secolo quando era di proprietà dei Rao, quindi nel '700 quando passò al giurista Carlo Napoli. Il prospetto meridionale possiede caratteri tipici delle costruzioni villerecce settecentesche, di forma rettangolare, con ampio e scenografico scalone esterno a doppia rampa, tuttavia mantiene portali e loggette cinquecentesche. Le strutture del padiglione normanno sono visibili sul fianco orientale dove sono intuibili le originali aperture ogivali. Del parco della villa fa parte il piccolo chiosco detto \"Cubola\" che originariamente doveva trovarsi al centro di una peschiera."@it ;
cis:institutionalName "Giardino di Villa Napoli"@it ;
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cis:institutionalName "L'aquila di Palermo"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseoArteIslamica> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Ospitato all'interno del Castello della Zisa, è stato inaugurato nel 1991 ed è gestito dalla Sopraintendenza ai Beni Culturali. Il museo espone oggetti prodotti nel periodo della dominazione araba in Sicilia (IX secolo - XI secolo), ma la raccolta è formata prevalentemente da oggetti d'arte islamica del successivo periodo di dominazione normanna (XI secolo - XII secolo), quando l'influenza della cultura islamica in Sicilia era ancora molto forte. Tra i pezzi notevoli della collezione vi sono diversi utensili e oggetti di arredo in ottone, oro e argento decorati da incisioni spesso impreziosite da fili e lamine sottili d'oro e d'argento; delle musharabia in legno, i paraventi lignei a grata composti da tanti rocchetti incastrati fra di loro a formare raffinati disegni e motivi ornamentali . e un'iscrizione lapidea cristiana del 1149 in quattro lingue: ebraico, latino, greco bizantino e arabo, che testimonia la multietnicità della Palermo medievale. Le opere esposte provengono da diversi paesi del bacino del Mediterraneo."@it ;
cis:institutionalName "Museo d'Arte Islamica"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/MuseopaleontologiageologiaGaetanoGiorgioGemmellaro> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il Museo Geologico fu creato nel 1860 da Gaetano Giorgio Gemmellaro, primo Professore di Geologia e Mineralogia dell'Ateneo palermitano e uno dei fondatori della Paleontologia stratigrafica. Espone collezioni scientifiche paleontologiche stratigrafiche e sistematiche, di vertebrati fossili, micro-paleontologiche, paleobotaniche, litologiche, mineralogiche, paletnologiche, didattiche, di confronto e di calchi."@it ;
cis:institutionalName "Museo di paleontologia e geologia \"Gaetano Giorgio Gemmellaro\""@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaSanFrancescoSaverio>,
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcoNinniCassara> ;
pmo:picture <http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/05-12-2012/med/fd3499ddcf66a4fa0a4e6dd90403e18175650f1.jpg> ;
owl:sameAs <http://dati.beniculturali.it/mibact/luoghi/resource/CulturalInstituteOrSite/101318> .
<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/NecropoliPunica> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Del primo emporio punico, fondato probabilmente nel corso del VII secolo a.C., sono testimonianza concreta e significativa le numerose tombe comprese nella vasta necropoli che occupava l'area immediatamente ad ovest della città, compresa tra Piazza Indipendenza, Corso Calatafimi, Corso Pisani, Via Cuba, Via Cappuccini e Via Pindemonte. Dal 1746 - anno delle prime scoperte avvenute in occasione della costruzione del Reale Albergo dei Poveri, ad oggi, sono state rinvenute oltre settecento tombe, alcune delle quali, adeguatamente rappresentative dei vari rituali funerari e delle diverse tipologie tombali, sono oggi visibili nell'area della Caserma Tuköry di Corso Calatafimi. La necropoli copre un arco cronologico compreso tra la fine del VII e gli inizi del III secolo a.C. e comprende, sotto il profilo tipologico, sia tombe a camera ipogeica che inumazioni in sarcofago litico e deposizioni in fossa terragna o in cinerario; ugualmente attestati sono i riti dell'inumazione e dell'incinerazione. Tra febbraio e giugno del 2004 si è completato lo scavo di questa porzione di necropoli punica: sono state scavate in tutto circa 150 sepolture che si distribuiscono in maniera intensiva all'interno dello spazio indagato. A questa indagine sistematica si sono affiancate alcune scoperte casuali che hanno determinato la necessità di attivare scavi d'emergenza: in particolare si ricordi la tomba a camera ipogeica scoperta, in occasione della messa in opera della nuova rete idrica, all'angolo tra la Via Maggiore Amari ed il Corso Calatafimi, al cui interno si è recuperato uno dei corredi più antichi dell'intera necropoli, caratterizzato dalla presenza di forme tipiche del repertorio fenicio, e le due tombe a camera ipogeica rinvenute nel corso dei lavori di restauro del complesso monumento dell'Albergo dei Poveri di Corso Calatafimi."@it ;
cis:institutionalName "Necropoli Punica"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/CastelloCubanecropolipunica>,
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/PalazzoAjutamicristo> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Magnifica residenza di Guglielmo Ajutamicristo, ricco mercante pisano, divenuto nobile con la sua attività di banchiere, il quale commissionò, nell'ultimo decennio del '400, all'architetto Matteo Carnalivari la realizzazione del palazzo. Lo storico palazzo fu in quel tempo la dimora prediletta di ospiti illustri. Nel 1500 ospitò la regina Giovanna, moglie del re Don Ferrante di Napoli; nel 1535 vi soggiornò l'imperatore Carlo V, non potendo alloggiare nel Palazzo Reale non adatto alla sua magnificenza; nel 1576 vi fu ricevuto Don Giovanni d'Austria, fratello del re Filippo II, vincitore della battaglia di Lepanto. Dopo essere passato di proprietà ai Moncada principi di Paternò, nell'800 fu venduto alla famiglia Calefati di Canalotti e Tasca d'Almerita, che, ancora oggi detengono la proprietà di una parte del palazzo, dato che l'altra parte è stata acquistata dalla Regione Siciliana. L'edificio si presenta con un impianto tardo-quattrocentesco, rimaneggiato più volte durante i secoli. Di particolare interesse è la sala da ballo dal soffitto affrescato da Giuseppe Crestadoro, raffigurante \"La Gloria del Principe Virtuoso\", la cui superficie, di 200 mq, si affaccia sulla terrazza fiorita."@it ;
cis:institutionalName "Palazzo Ajutamicristo"@it ;
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pmo:nearbyCulturalInstituteOrSite <http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ChiesaSantissimaTrinitaMagione>,
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcoNinniCassara> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il nuovo Parco Urbano \"Ninni Cassarà\", inaugurato nel 2011, si estende su una superficie complessiva di oltre 28 ettari, si sviluppa dalla Fossa della Garofala (sito archeologico), sino all'attuale circonvallazione interna della città. Il vecchio Parco, conosciuto come il \"Giardino d'Orleans\", fu realizzato intorno al 1812 da Luigi Filippo Orleans. A quell'epoca, con una superficie di circa 66 ettari, comprendeva un vasto agrumeto e un'area destinata alla coltivazione degli ortaggi, oltre ad una parte ornamentale e ricreativa adiacente la villa e una più estesa adibita a giardino paesaggistico. Nel tempo, a causa dei numerosi passaggi di proprietà, l'intera area ha subito numerose trasformazioni fino al suo completo abbandono, sebbene siano rimaste tracce di antichi viali e boschetti. Solo tra il 1954 e il 1957, la Regione Siciliana ne ha acquistato la proprietà di una parte con il Palazzo e il residuo giardino. Il parco è suddiviso in varie zone tra cui si ricordano: il Boschetto di Querce; il Teatro all'Aperto; la Radura delle Palme dove è stata creata un'ampia zona con impianto di prato verde ornamentale, all'interno del quale si può ammirare un ampio cerchio di palme; la Collina delle Succulente, una collinetta sovrastante il laghetto ed il mandorleto etc."@it ;
cis:institutionalName "Parco Ninni Cassarà"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcoVillaMalfitano> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il parco di villa Malfitano fu creato nel 1886 da Joseph Whitaker, erede di una famiglia di imprenditori inglesi trasferitasi in Sicilia. Acquistato un terreno poco lontano dal centro della città, nel piano Malfitano, Whitaker e sua moglie Tina vi fecero edificare una sontuosa residenza in stile neoclassico cinquecentesco. Affidarono la progettazione del parco a Emilio Kunzmann, esperto giardiniere e responsabile dei giardini di altre ville della famiglia. Ne risultò un affascinante giardino informale all'inglese, caratterizzato da una grande varietà di rare piante esotiche, molto diverso dai romantici paesaggi in voga nella Sicilia ottocentesca. Il parco ospita più di 250 specie diverse di piante, in gran numero originarie di Paesi tropicali e subtropicali."@it ;
cis:institutionalName "Parco di Villa Malfitano"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/ParcoVillaTrabia> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Nel giardino, d'impianto simile ad un orto botanico si trovano robinie, araucarie, oleandri, conifere, palme, ficus magnolioides e querce, per un totale, nel 1910, di 2.790 specie di piante (oggi circa 150 specie)."@it ;
cis:institutionalName "Parco di Villa Trabia"@it ;
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cis:description "Grandioso edificio del XVIII secolo, ospita mostre ed esposizioni temporanee"@it ;
cis:institutionalName "Real Albergo dei poveri"@it ;
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cis:institutionalName "Ruggero Settimo"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/TeatroPoliteamaGaribaldi> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Il teatro fu edificato tra il 1867 ed il 1874 su progetto di Giuseppe Damiani Almeyda, in stile pompeiano con doppio ordine di deambulatori colonnati esterni e fronte concepito come arco trionfale; su questo poggia una quadriga in bronzo, opera di Mario Rutelli. Il teatro fu ideato come arena diurna e per spettacoli circensi; la copertura fu realizzata dalla Fonderia Oretea in ghisa solo nel 1877. Nel 1890, in vista dell'Esposizione Nazionale che doveva svolgersi l'anno seguente, il teatro venne decorato con pitture di gusto pompeiano: affidandola ai decoratori Gustavo Mancinelli, a cui si deve il fregio delle Feste eleuterie che circondano il finto velario azzurro-cielo, Giuseppe Enea, Rocco Lentini, Giuseppe Cavallaro, Carmelo Giarrizzo, Francesco Padovano e Giovanni Nicolini. Il vestibolo offre un soffitto a lacunari ornati di rilievi e fregi mentre gli ambienti di percorrimento e di sosta, come la grande sala degli Specchi e dei piani superiori dove era collocata in passato la Civica Galleria d'Arte Moderna, sono tutti decorati con pitture di Giuseppe Enea, Rocco Lentini e Giuseppe Cavallaro. Damiani, inoltre, è anche il progettista dei due maestosi candelabri esterni ed ha curato la sistemazione del Monumento a Ruggero Settimo (Benedetto De Lisi, 1865) antistante il teatro. Nei giardini ai lati dei due semicerchi della parte frontale del maestoso edificio, che occupa circa 5000 mq, si possono ammirare le sculture di Valerio Villareale (Baccante), Benedetto De Lisi (Silfide) e Antonio Ugo (David). La sala a ferro di cavallo ha doppio ordine di palchi, balconata e due ordini di gallerie. Nell'atrio d'ingresso è la \"Danzatrice\" scultura a tutto tondo di Amedeo Cataldi. Nel giugno 1874 fu inaugurato anche se incompleto e ancora privo di copertura, con la rappresentazione de I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini, considerata, per l'epoca, un' opera di grande ingegneria. All'inizio, il teatro doveva essere intitolato a Gioacchino Rossini in occasione della sua morte, ma non se ne fece nulla; per oltre vent'anni il teatro principale per la lirica della città di Palermo, si chiamò solo Teatro Municipale Politeama, finché nel 1882, dopo la morte di Garibaldi, prese il nome di Politeama Garibaldi. Dal 2001 il teatro è la prestigiosa sede della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana ed è un punto di riferimento di grande importanza, sia come collocazione che come notorietà, per la Città di Palermo tanto che le due grandi piazze (Ruggero Settimo e Castelnuovo), su cui si affaccia, vengono comunemente chiamate Piazza Politeama."@it ;
cis:institutionalName "Teatro Politeama Garibaldi"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaMalfitano> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "La Villa si estende su circa 8 ettari ed è costituita da una palazzina e un parco. La palazzina fu eretta per la famiglia Whitaker, importanti commercianti inglesi, che fecero la loro fortuna con il \"Marsala\", l'ottimo vino siciliano e su molte altre attività siciliane, ne settore navale ad esempio, tra il 1886 e il 1889 su progetto neorinascimentale dell'architetto Ignazio Greco. La villa è in stile neoclassico cinquecentesco, con colonne doriche formanti una loggia. Al suo interno si possono ammirare: salotti in stile Luigi XV e XVI, una sala da ballo, una per il gioco del biliardo, nonché una collezione di arazzi fiamminghi del XVI secolo, una coppia di elefantini in smalto cloisonné provenienti dal palazzo imperiale di Pechino, un clavicembalo settecentesco recentemente restaurato anche nella parte pittorica, una slitta russa tardo settecentesca e collezioni di porcellane, ventagli, coralli trapanesi del '600 e '700, quadri dell'800 siciliano e una rara specchiera veneziana del 6-700. All'esterno un vasto parco; di notevole interesse è la Sala d'estate, decorata con piante e fiori in stile realistico, tanto da sembrare un prolungamento del giardino. Oggi la villa appartiene alla Fondazione Whitaker che, sotto il patrocinio dell'Accademia Nazionale dei Lincei, è stata istituita nel 1975, con lo scopo di incrementare le attività culturali in Sicilia, con particolare riferimento allo studio della civiltà fenicio-punica, e al mantenimento del suo patrimonio storico artistico custodito nell'isola di Mozia e nella Villa Malfitano, una vera e propria casa-museo."@it ;
cis:institutionalName "Villa Malfitano"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaNapoli> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Sorta nel '500 come trasformazione per uso agricolo della Torre Alfaina o Cuba soprana, l'antico padiglione del parco reale normanno, venne ristrutturata nel XVII secolo quando era di proprietà dei Rao, quindi nel '700 quando passò al giurista Carlo Napoli. Il prospetto meridionale possiede caratteri tipici delle costruzioni villerecce settecentesche, di forma rettangolare, con ampio e scenografico scalone esterno a doppia rampa, tuttavia mantiene portali e loggette cinquecentesche. Le strutture del padiglione normanno sono visibili sul fianco orientale dove sono intuibili le originali aperture ogivali. Del parco della villa fa parte il piccolo chiosco detto \"Cubola\" che originariamente doveva trovarsi al centro di una peschiera."@it ;
cis:institutionalName "Villa Napoli"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillaTrabia> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Villa Trabia, ovvero Casena dei Trabia alle Terre Rosse, fu costruita nel Settecento, da Ignazio Lucchesi Palli, Principe di Campofranco. Nel 1814 Giuseppe Lanza Branciforti, Principe di Trabia e Butera acquistò la Casena ed il giardino. La villa include un piccolo parco seicentesco ed un edificio settecentesco. L'edificio di stile classico è composto da un grosso corpo centrale su due livelli e da due ali laterali, che racchiudono una piccola corte, al centro della quale si trova l'ingresso. Nel giardino, d'impianto simile ad un orto botanico si trovano robinie, araucarie, oleandri, conifere, palme, ficus magnolioides e querce, per un totale nel 1910 di 2.790 specie di piante (oggi circa 150 specie)."@it ;
cis:institutionalName "Villa Trabia"@it ;
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<http://www.palermo.monumenti.it/resource/monuments/VillinoFlorio> a cis:CulturalInstituteOrSite ;
cis:description "Splendido esempio di architettura Liberty. Fu realizzato dall'architetto Ernesto Basile, il quale decise di dedicarne la costruzione alla moglie Ida, tra il 1899 e il 1902, per volere della potente famiglia Florio. E' una delle prime opere architettoniche in stile Liberty d'Italia e viene considerato uno dei capolavori dell'Art Nouveau a livello europeo. Vista l'attitudine cosmopolita e di grande viaggiatore di Vincenzo Florio, Basile decise di ricreare, attraverso i vari elementi dell'edificio, tutte le tappe toccate dal ricco borghese: superfici barocche, capriate tipicamente nordiche, torrette cilindriche che rimandano ai castelli francesi etc. Terminato il periodo florido della famiglia, il villino cadde in disuso fino all'incendio del 1962 che ne danneggiò parte dell'interno. Finalmente, dopo un lungo periodo di restauro, il Villino Florio è fruibile ai visitatori."@it ;
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